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Italia, task force speciale per la Nato: 3mila militari, 4 navi, 15 tra jet e droni. E addestramento agli ucraini per altri due anni

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Basteranno cinque giorni a schierare quasi tremila soldati italiani in assetto di battaglia. Una task force di pronto intervento per rafforzare la Nato. Mentre la frontiera est-europea torna a scaldarsi e si fatica a immaginare una via d’uscita dalla guerra in Ucraina. Un documento del governo approvato durante lo scorso Consiglio dei ministri svela i preparativi dell’Italia a qualunque scenario. Specie i peggiori.

Si chiamano «Forze ad alta ed altissima prontezza operativa» e potranno essere impiegate all’estero «al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza». Al massimo delle loro capacità potranno contare su 2867 militari italiani e un arsenale di tutto rispetto a disposizione: 359 mezzi terrestri, 4 navi, 15 mezzi aerei, tra jet e droni. L’operazione, che costerà circa 30 milioni di euro, è stata autorizzata all’interno del nuovo decreto missioni. Che fra l’altro apre al rinnovo per altri due anni dell’addestramento dei militari ucraini in Italia all’interno della missione europea Eumam: fino al novembre del 2026.

Mentre i leader europei si danno appuntamento a Londra per discutere di Difesa comune, a Roma Giorgia Meloni batte un colpo. Aspettando Trump, Putin e la pace che, per il momento, non c’è. «L’attuale contesto internazionale, nonché le recenti esperienze in cui è stato necessario intervenire con brevissimo preavviso per emergenze contingenti, evidenziano la crescente rilevanza dei dispositivi di forze nazionali in stato di alta ed altissima prontezza» scrive il governo nel documento bollinato e visionato dal Messaggero.

Spiegando che la task force di quasi tremila uomini e donne in divisa sarà ricondotta sotto l’ombrello delle Allied Reaction Forces (Arf) «appartenenti al dispositivo della Nato». Sulla carta il battaglione speciale potrà essere dislocato in tempi record - le Camere avranno solo cinque giorni per dare luce verde dopo il governo - in qualunque scenario di crisi.

Del resto nasce da una novità introdotta un anno fa dal governo con la nuova legge sulle missioni, pensata nelle settimane in cui le navi italiane ed europee erano sotto il tiro continuo dei ribelli yemeniti Houthi al largo del Mar Rosso. Ora però è la minaccia ad Est a orientare la bussola della sicurezza nazionale. Tant’è che nel documento si riconosce come il mini-esercito potrebbe scendere in campo «all’interno dell’area di responsabilità del Supreme Allied Commander Europe (SACEUR)». Cioè in quell’area, Europa inclusa, sotto il Comando delle forze alleate americane.

MILITARI DI KIEV IN ITALIA

E se la task force avrà anche il compito di fornire «assistenza umanitaria» ed «evacuare civili» da aree di crisi, la sua missione primaria sarà rafforzare la deterrenza dell’Alleanza atlantica contro i suoi rivali. A cominciare dalla Russia. «La rapidità di reazione e la forza dell'ARF sono un chiaro segnale agli avversari potenziali che un attacco a un membro della NATO avrà come conseguenza una risposta immediata e coordinata da parte di tutti gli alleati» si legge nel documento. Chissà che non si riferisse a questa nuova missione Matteo Salvini quando ieri rispediva al mittente le ipotesi, anche solo ventilate, di una missione italiana di caschi blu Onu in Ucraina: «Sarei prudente, siamo impegnati già in tante missioni...».

Ma torniamo al documento: «In considerazione dell’attuale contesto internazionale, al fine di massimizzare le sinergie con le missioni internazionali già attive nei principali Teatri operativi, le forze mantenute in alta ed altissima prontezza potranno essere impiegate, in caso di necessità ed urgenza, a supporto e/o in coordinamento con missioni ed operazioni esistenti» fa sapere il governo. Che nella relazione sul nuovo decreto missioni - 1,92 miliardi il budget stanziato, 100 milioni in più dell’anno scorso - apre al prolungamento della missione di addestramento dei militari ucraini in Italia.

«È in corso di approvazione l’estensione del mandato fino al 15 novembre del 2026», fa sapere la Difesa nella relazione. L’Italia potrà mettere un massimo di 80 persone a disposizione, «anche presso Paesi della Ue». Sul tavolo, così prevede la missione europea, «addestramento individuale e collettivo» specializzato in «organizzazione e tattiche, genio, logistico, medico, fanteria leggera, sicurezza e difesa nel dominio cyber». In attesa che i cannoni si spengano, Roma si muove. Si vis pacem para bellum.

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