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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scatenato una guerra commerciale contro l’intero mondo, e l’Europa è tra gli obiettivi principali. Dopo aver colpito l’acciaio, l’alluminio e le auto europee, Trump ha annunciato ieri tariffe del 20% su tutte le importazioni dall’Ue.

Quali sono le possibili ricadute politiche? La buona notizia è che la guerra commerciale crea grande disagio tra le fila di estrema destra in Europa. Un conto è sostenere Trump in linea di principio, o persino in pratica quando si scatena contro gli altri, siano essi ucraini, canadesi o palestinesi.
Tutt’altra cosa è difendere Trump quando le vittime sono i cittadini e le aziende europee.
L’altra buona notizia è che la guerra commerciale rafforza la consapevolezza del perché serve l’Europa. Schiacciati tra Vladimir Putin e Trump, gli europei hanno riscoperto il sostegno all’integrazione. L’ultimo Eurobarometro ha rilevato il più alto livello di favore pubblico per l’appartenenza all’Unione (74%) da 42 anni a questa parte. Intuitivamente, i cittadini capiscono che solo restando uniti i Paesi europei possono difendere i loro interessi.

Effettivamente, l’Ue può sviluppare una controstrategia efficace alla guerra commerciale di Trump. Mentre negozia con Washington, Bruxelles persegue due binari. Il primo è la diversificazione.
La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha risposto al “giorno della liberazione” di Trump da Samarcanda, in Uzbekistan, dove era in corso il primo vertice Ue-Asia centrale. Nello stesso spirito, von der Leyen aveva partecipato al summit Ue-Sudafrica di marzo e l’intero collegio dei commissari si era recato a New Delhi a fine febbraio per intensificare i legami con l’India. António Costa, presidente del Consiglio europeo, ha esortato la rapida attuazione degli accordi commerciali recentemente firmati dall’Ue con Mercosur e Messico. Geopoliticamente, la guerra commerciale Usa-Ue rafforzerà i rapporti dell’Europa con il sud del mondo.
Secondo, le ritorsioni nei confronti di Washington. Queste potrebbero includere dazi settoriali ma soprattutto potrebbero riguardare i servizi. Se l’escalation statunitense continuasse, la ritorsione europea potrebbe spingersi fino all’attivazione della sua opzione “nucleare” commerciale, nota come lo strumento anti-coercizione, che darebbe alla Commissione ampia autonomia di limitare gli affari delle compagnie americane in Europa.

Per il momento, dopo che la settimana prossima saranno adottati i contro-dazi in reazione alle imposte sull’import di acciaio e alluminio, l’Ue si è data tempo per trovare un’intesa con gli Stati membri (o almeno una maggioranza di essi) riguardo ai dettagli della risposta comune ai dazi reciproci. È qui che si annidano i rischi. L’amministrazione Usa potrebbe farsi furba e puntare a seminare divisioni tra gli europei, facendo leva sulle relazioni con governi euroscettici.
Il vicepresidente Usa JD Vance dovrebbe visitare l’Italia a breve, rendendo la minaccia tangibile. Finora Washington non è stata abbastanza scaltra da seguire questa strada. Ma dovremmo presumere che lo farà, e prepararci a evitare la trappola.
