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Sospeso da scuola perché disturba, scatta la protesta dei genitori. La mamma: «Ha un disturbo diagnosticato»

18 ore fa 1
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PORDENONE - Un ragazzino ribelle, un adolescente che non dà peso alla cultura, che cerca di attirare in tutti i modi l’attenzione, picchiettando sul banco con la bottiglia d’acqua vuota, canticchiando, disturbando. Accumula molte note, non studia, «ma tutto questo lo fa perché ha un disturbo specifico dell’apprendimento e vorrebbe essere ascoltato, incanalato nella giusta strada». Marco – questo il nome di fantasia – frequenta la classe prima di una scuola superiore del territorio e dal 7 al 12 aprile sarà sospeso dalle lezioni. La madre punta il dito sulla scelta del dirigente scolastico, ritenendo la misura inefficace.

LA LETTERA

«Io e il mio ex marito siamo stati convocati a scuola – ha riferito la mamma dello studente – abbiamo chiesto che nostro figlio non fosse sospeso perché ciò avrebbe fatto il suo gioco. Avremmo voluto che la scuola gli insegnasse a fargli capire gli errori, magari con attività scolastiche, lavori socialmente utili, affiancandogli un esperto che dialogasse con lui».

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La mamma si chiede perché non è stata presa in considerazione la problematica del figlio, che ha dovuto assistere alla separazione dei genitori ed è andato a vivere con il padre per evitare il giro di compagnie poco raccomandabili che si era creato, le sue difficoltà di memoria e scolastiche in genere. Si chiede perché non sia stato applicato il piano didattico personalizzato, perché con ragazzini di questo tipo non si usa empatia e comprensione. «Il dirigente ci ha convocato davanti a tutto il corpo docente – riferisce la mamma – sembrava il tribunale della Santa inquisizione, da una parte i professori allineati con il preside e dall’altra la famiglia che è stata trattata malissimo, con occhi puntati. Ci hanno chiesto come volevamo difenderci. È stato detto che mio figlio è maleducato, non ci sto, perché ho altri figli e li ho educati bene, questo ragazzino è problematico, ma che facciamo? Lo mandiamo via dalla scuola? E questa la scuola che accoglie? È questo il dialogo con le famiglie?». Non è una nota che ha scatenato la sospensione, riferisce la mamma di Marco, ma una sommatoria di comportamenti da ottobre a febbraio.

COSA E' SUCCESSO

«Ad inizio anno avevo avvisato la scuola – chiarisce la situazione la mamma – dei trascorsi di mio figlio, di quanto aveva sofferto lo scorso anno quando alle medie lo avevano messo forzatamente a fare la didattica a distanza, non ha potuto andare in gita con i compagni e quest’anno la situazione si ripete, viene allontanato dalla scuola». Il ragazzino è seguito da speciaisti per il rinnovo della documentazione relativa al disturbo specifico dell’apprendimento che prevede durante le verifiche scritte e orali l’uso di strumenti dispensativi o compensativi, a titolo esemplificativo la possibilità di usare le mappe concettuali che aiutino nei collegamenti, specie chi ha difficoltà mnemoniche. «I professori non hanno mai lasciato usare a mio figlio le mappe nonostante fosse un diritto – la madre va su tutte le furie – vi è una rete sociale che cerca di aiutare il ragazzino, al pomeriggio abbiamo un docente che lo segue, poi ci sono i Servizi del Comune, ma la scuola si sta accanendo. Eppure, dovrebbe avere all’interno docenti che hanno studiato per essere anche educatori, invece, continuano a mortificarlo, non lo sanno gestire e ci chiamano dal lavoro per dirci: “Venga a prendersi suo figlio”. Ci sentiamo umiliati come genitori lo trattano da delinquente e bugiardo. Mio figlio non è tutto questo, non posso permettere che venga trattato così, smontato come un Lego, la situazione si ripete dalle elementari in avanti, solo alcuni insegnanti lo sanno prendere, gli altri preferiscono che vada fuori dalle scatole, ecco il motivo della sospensione». Conclusa la sospensione Marco avrà pochissimi giorni di lezione, perché quest’anno tra vacanze di Pasqua e ponti per recuperare le insufficienze c’è davvero poco tempo. Ma qui la vicenda, oltre al piano didattico e disciplinare, va affrontata sul piano umano. Resta la domanda che la madre continua a farsi: «Cosa facciamo con i ragazzini difficili? Li prendiamo e li buttiamo sulla strada?». 

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